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Web:
http://www.ausl.pe.it
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Azienda USL PESCARA
Presidio
Ospedaliero di Pescara
STROKE UNIT
Unità di Terapia Neurovascolare
Via Fonte
Romana n. 8
- 65126 Pescara
Tel. 085 425 2277 Sala
Infermieri / Tel. 085 425 2278 Sala medica
Fax: 085 425 2280
E-mail:
stroke.pescara@alice.it
Responsabile: dott. Armando
Mancini |
STROKE UNIT
Settimo piano – ala sud
Dirigenti Medici:
Dott. Gabriele Lombardozzi
Dott.
Antonio Latorre
Dott.ssa Angela Falco
Fisioterapista:
Dott. Alessandro Primavera
La Stroke
Unit (Unità di Terapia Neurovascolare) è un reparto semintensivo dedicato alla
diagnosi ed alla cura dell’ictus cerebrale in fase acuta.
L’Ictus (stroke) è una malattia acuta che deriva dalla occlusione (ictus
ischemico) o dalla rottura (ictus emorragico) di un’arteria cerebrale. Si
tratta di un evento talvolta drammatico. E’ possibile che i sintomi
regrediscano o che residui una invalidità di grado variabile; ma c’è anche,
nelle prime ore, un discreto indice di mortalità che dipende dal tipo di
lesione, dalla sua estensione e localizzazione.
L’Ictus è infatti la seconda causa di morte nel mondo occidentale, e la
prima causa di disabilità nell'adulto. Nella nostra provincia vi sono circa 650
ictus all’anno, in questo Ospedale ne vengono ricoverati 450-500 ogni anno.
L'Unione Europea nel 2002 si è dato l'obiettivo che entro il 2010 tutte
persone colpite da ictus venissero ricoverate in strutture dedicate a questo
tipo di patologia (denominate dalla U.E “Stroke Unit”). Dal dicembre 2007
anche questo Ospedale ha una Stroke Unit, all’ala sud del 7° piano
In questo reparto c’è un gruppo di medici ed infermieri specializzati nel
trattamento dell’ictus acuto, perché è proprio nelle prime fasi che è possibile
trarre beneficio dal ricovero in una struttura di tipo semi intensivo.
Dall'ottobre 2009 infatti il nostro centro è stato autorizzato dal Karolinska
Institut di Stoccolma a praticare la TROMBOLISI nell'ictus ischemico acuto
entro 3 ore dalla sua insorgenza: nei casi in cui un'arteria cerebrale si
sia chiusa, usiamo una procedura farmacologica che “scioglie” il trombo e
“riapre” il vaso, determinando in molti casi una totale scomparsa dei sintomi, i
più anche gravi quali la paralisi o la perdita del linguaggio.
In tutti i casi più severi i malati sono monitorizzati: vengono cioè
continuamente controllati in alcuni parametri fondamentali (Pressione,
Elettrocardiogramma, Temperatura, Respirazione, Ossigenazione) da un infermiere
professionale attraverso monitor collegati ad una centralina.
Particolare attenzione viene inoltre riservata a quanti presentano problemi
di difficoltà alla deglutizione, per i quali, dopo un certo periodo, si pratica
l’alimentazione per mezzo di un sondino naso gastrico.
Il catetere vescicale viene utilizzato solo se è indispensabile (ritenzione
di urina).
Per coloro che hanno deficit motori significativi viene immediatamente attuato
un protocollo di posizionamento a letto e di riabilitazione precoce, al letto o
in una sala attigua munita di attrezzature apposite.
I materassi sono anti decubito, di tipo statico o dinamico.
La degenza in
questo reparto è abitualmente non maggiore di 6-8 giorni. Superata la fase acuta
e subacuta, il paziente può essere avviato a casa o presso altra struttura, per
proseguire il programma riabilitativo. In questo modo siamo in grado di
prestare le nostre cure nella fase acuta al maggior numero possibile di persone.
L’entrata dei parenti e visitatori è limitata ad alcune ore, (dalle 13 alle
14 e dalle 19 alle 20). Questo perché la presenze estranee possono ostacolare
l’attività di assistenza, che in taluni casi diviene di urgenza o di emergenza.
Essendo inoltre le stanze a 2 o 3 posti letto, c’è da rispettare il diritto alla
privacy di ognuno. Vi chiediamo quindi di non suonare il campanello al di
fuori di tali orari, se non per casi di urgenza: interrompereste un’attività che
è nell’interesse dei vostri cari.
Sono possibili, in casi particolari, dei permessi; ma mai nelle ore del
mattino. Questo perchè dalle 8.30 alle 12.30 di tutti i giorni, anche festivi,
c'è la visita medica e le attività infermieristiche-riabilitative ad essa
correlate.
Le notizie vengono fornite al paziente o ai familiari che ne hanno diritto
negli orari esposti all’ingresso del reparto (tutti i giorni dalle 12.30 alle
13.30, ma non per telefono).
Il ricovero
avviene tramite Pronto Soccorso.
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PERCORSO PER LA GESTIONE INTEGRATA DELL'ICTUS NELLA AUSL DI
PESCARA
-
Premessa e scopo del
documento
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Razionale
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I dati aziendali
-
Linee Guida Pratiche
Fase pre-ospedaliera: medico di famiglia e ruolo del 118
Inquadramento diagnostico in Pronto Soccorso
Criteri di ricovero in
fase acuta
Criteri di accesso in
Riabilitazione in fase post acuta
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Il trattamento non
chirurgico in fase acuta: la Stroke Unit (S.U.)
ALLEGATI
allegato 1:
Pronto Soccorso – Medicina d’Urgenza
allegato 2:
Cincinnati PreHospital Stroke Scale - Scala di Rankin pre-ricovero – Glasgow coma
scale
allegato 3:
Attività del
ricovero in Stroke Unit
allegato 4:
Protocolli Terapeutici in acuto per Ictus ischemico ed emorragico- La Trombolisi
endovenosa
allegato 5:
Raccomandazioni relative all’utilizzo delle indagini neuroradiologiche
allegato 6:
Flow Chart criteri
ricovero in S.U.
ed in Riabilitazione
allegato 7:
Informazioni agli utenti |
1. PREMESSA E SCOPO DEL DOCUMENTO
Un modello organizzativo di integrazione a rete per la gestione dell'ictus, che
metta in collegamento funzionale ed omogeneo le varie risorse della nostra AUSL,
per ottimizzarle, coordinarle, rendere l'intervento efficiente ed efficace
Il contesto nel quale si è
sviluppato il modello è riassunto dai seguenti punti:
-
l’emanazione del DM
24.7.2003 relativo al trattamento con Actilyse nell’ictus ischemico, che
prevedeva l’utilizzo del farmaco entro 3 ore dall’esordio dei sintomi,
nell’ambito del protocollo dello studio multicentrico europeo SITS-MOST (in
seguito SITS ISTR)
-
il progetto di ricerca
finalizzata 2004 del Ministero della Salute “Come garantire l’applicazione
degli interventi efficaci nella assistenza allo stroke” coordinato dalla
regione Emilia-Romagna, al quale partecipano 15 regioni italiane, con
l’obiettivo principale di valutare il grado di implementazione delle reti
stroke nelle regioni partecipanti attraverso la definizione di un sistema di
indicatori clinico organizzativi
-
il documento d’indirizzo
della Conferenza Stato-Regioni per la definizione del percorso assistenziale
ai pazienti con ictus cerebrale, approvato il
3 Febbraio
2005, che indica
le strategie necessarie a trasferire nella pratica clinica le prove di
efficacia disponibili per identificare gli aspetti essenziali del percorso
assistenziale del paziente con ictus
-
il Progetto Obiettivo per
le Unità di Terapia Neurovascolare (o S.U.) adottato con delibera 1535 del
27.12.2006 dalla Giunta Regionale Abruzzo
-
il Piano Sanitario
Regionale 2008/2010
-
La determina AIFA del
16.11.2007 (ex Decreto Ministeriale 24.7.2003) che stabilisce i requisiti
strutturali e di personale necessari alle Stroke Unit per praticare la
trombolisi sistemica nell'ictus ischemico
-
le linee guida SPREAD
2010, European Stroke Organization (ESO) 2009, American Stroke Association
(ASA) 2009
-
le linee guida dettate
nei “Quaderni del Ministero della Salute - n°2 anno 2010: Organizzazione
dell'assistenza all'ictus: le Stroke Unit”
Nel
documento ci si riferisce all’ictus ischemico o all’emorragia intraparenchimale
non chirurgica, in quanto quest’ultima e l’emorragia subaracnoidea richiedono
percorsi diagnostici-terapeutici specifici.
Il
percorso assistenziale disegnato rappresenta la contestualizzazione alla realtà
organizzativa locale dei risultati della ricerca clinica ed organizzativa
relativamente alle diverse modalità di assistenza.
Nello
specifico, le raccomandazioni delle linee guida SPREAD 2010, European Stroke
Organization (ESO) 2009, American Stroke Association (ASA) 2009 e le
indicazioni della Commissione Regionale per l’Ictus hanno costituito lo standard
di riferimento nell’organizzazione e nell’implementazione del percorso
assistenziale. |
2. RAZIONALE
L'ictus è una vera e propria emergenza medica in cui il tempo è
prezioso per ridurre il danno cerebrale, la mortalità e la morbidità; le opzioni
terapeutiche utilizzabili prevedono, infatti, un periodo “finestra” molto
ridotto e sono praticabili solo presso unità specialistiche appositamente
dedicate, le Stroke Unit.
L’ictus è definito dal Ministero della Sanità come “una sindrome
caratterizzata dall’improvviso e rapido sviluppo di segni riferibili a deficit
focale delle funzioni cerebrali senza altra causa apparente se non quella
vascolare; la perdita della funzionalità cerebrale può essere globale (pazienti
in coma profondo). I sintomi durano più di 24 ore o determinano il decesso” .
Dal punto di vista epidemiologico esso costituisce una delle maggiori cause di
mortalità ed è identificato quale terza causa di morte nel mondo dopo le
malattie cardiovascolari e le neoplasie. Recenti studi evidenziano un trend
all’aumento di tale patologia che sarebbe attualmente, ed ancor più in
previsione per il futuro, la seconda causa di morte nel mondo. La prevalenza
dell'ictus è quantificabile tra il 4,6 ed il 7,3% ed aumenta in relazione
all’età; nella popolazione italiana la prevalenza risultante dall’ultimo
censimento ISTAT del 2001 nella fascia d’età compresa tra i 65 e gli 84 anni è
del 6,5%. Anche l’incidenza aumenta progressivamente con l’età e circa il 75%
degli eventi si verifica in età geriatrica raggiungendo il picco massimo negli
ultraottantacinquenni, in cui si rileva la prognosi peggiore in termini di
mortalità .
Per quanto concerne l’etiologia, circa l’80% dei soggetti con ictus
è affetto da forme di tipo ischemico; le emorragie intraparenchimali
rappresentano circa il 15-20% e le emorragie sub aracnoidee sono circa il 3% del
totale.
Gli obiettivi dell’assistenza medica nella fase precoce dell’ictus
sono determinati dal fatto che esiste finalmente una possibilità di intervento
per disostruire in fase acuta l'occlusione di un'arteria che altrimenti
determinerebbe un ictus ischemico. E' questa la cd “TROMBOLISI endovenosa”
che viene praticata nella Stroke Unit del P.O di Pescara. La metodica sta
rivoluzionando l'approccio ai problemi cerebrovascolari. Va però ricordato che
essa è possibile solo nelle ischemie che abbiano tre requisiti fondamentali:
·
Il
trattamento deve avvenire entro 3 ore dall'esordio dei sintomi
·
L'età
deve essere compresa tra 18 ed 80 anni
·
L'ictus
deve essere di grado moderato-grave (non pazienti in coma)
Inoltre, l'efficacia di una trombolisi scema rapidamente col tempo:
entro 2 ore dall'esordio dei sintomi è in grado di farli regredire anche
totalmente. Dopo la II ora l'efficacia diminuisce di minuto in minuto, in modo
significativo. Salvare la mobilità di un arto, la capacità di parlare, dipende
spesso da pochi minuti in più o in meno. L'ictus è una vera emergenza: “time
lost is brain lost”, il tempo perduto è cervello perduto .
Si deve inoltre ricordare come la tempestività sia importante non
solo per il trattamento precoce dell'ictus ma anche per la prevenzione
secondaria di ulteriore deterioramento del quadro neurologico e degli esiti
permanenti.
Ciò acquista un particolare rilievo se si tiene conto che l'ictus è
la principale causa di morbilità con invalidità sia temporanea che permanente;
in particolare è la prima causa di invalidità cronica nell’anziano comportante,
oltre alla sofferenza personale, elevati costi sociali. Ad un anno dall’evento
acuto si stima che sino ad 1/3 dei pazienti che sopravvivono ad un ictus
presenta un grado di disabilità elevato con dipendenza pressoché completa e nel
35% dei casi residua una grave limitazione nelle attività della vita quotidiana.
Nel corso degli anni si è resa sempre più evidente l’importanza
della corretta gestione di ogni fase del soccorso del paziente con sospetto
ictus, dall’attivazione della catena del soccorso utilizzando codifiche comuni
dalla fase territoriale alla fase ospedaliera, all’assistenza sul posto,
all’identificazione della struttura ospedaliera più idonea, all’adeguato
trasporto del paziente: il collegamento tra 118 e rete ospedaliera deve inoltre
essere garantito da codici gravità congruenti.
Ciò si raggiunge attraverso l’utilizzo di procedure condivise tra i
vari operatori del sistema: dall’infermiere della centrale 118 all’infermiere
e/o al medico del mezzo di soccorso al Pronto Soccorso di accettazione.
Punto focale per la corretta gestione al Pronto Soccorso del
paziente affetto da ictus è il triage che consente una rapida valutazione del
paziente, utilizzando check lists come la Cincinnati, e quindi la valutazione
medica con priorità per la stabilizzazione clinica del paziente e
l’identificazione dei candidati a trattamenti quali la trombolisi, la chirurgia
vascolare d'urgenza, la neurochirurgia.
Per una presa in carico completa, che consideri cioè tutte le fasi
della malattia, il modello gestionale di integrazione a rete prevede tre
successive fasi per l’approccio allo ictus:
·
fase pre-ospedaliera (118, Medici Medicina Generale, Medici
Continuità Assistenziale);
·
fase ospedaliera (Pronto Soccorso, Stroke Unit, Unità di
ricovero per acuti e di riabilitazione);
·
fase post-ospedaliera (domiciliare, MMG, ADI,
riabilitazione in strutture protette).
Punto chiave dell’organizzazione del percorso a rete è la continuità
assistenziale e terapeutica che consenta l’integrazione tra tutti gli erogatori
del sistema emergenza-urgenza. Il collegamento tra 118 (con mezzo di soccorso
avanzato tra cui l’elisoccorso) e la rete ospedaliera deve essere garantito da
omogenei codici gravità territoriali e del triage ospedaliero. Lo scopo della
codifica comune è il ricovero mirato nella Stroke Unit in tempi utili per
l’efficace terapia del paziente. Tale obiettivo è perseguito mediante:
|
3. DATI AZIENDALI: DIMENSIONI DEL FENOMENO
ICTUS NELLA AUSL PE
Numero ricoveri per DRG 14 (Ictus Cerebrale)
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ANNO |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
|
P.O. Penne |
104 |
119 |
116 |
|
|
P.O. Popoli |
48 |
72 |
67 |
|
|
P.O. Pescara |
450 |
466 |
462 |
|
|
AUSL
Pescara totale |
602 |
657 |
645 |
|
Se si considera che,
su una media di 600-650 ricoveri annui per DRG 14 (Ictus cerebrale) nella Ausl
di Pescara, circa il 35% degli ictus ha esiti
invalidanti (di entità variabile), ne deriva che ogni anno necessitano di
riabilitazione (anche intensiva) 220-230 persone. Questo da' un'idea delle
dimensioni della domanda e della necessità di un uso oculato, attento e
razionale delle risorse disponibili. Una scala di criteri per l'accesso ai
differenti modelli di riabilitazione è riportata negli allegati.
Questi criteri, basati sulla evidenza scientifica, sono fondamentali
al fine di razionalizzare il percorso, di evitare spese inutili, di
garantire l'iter migliore (che non sempre è il più costoso) e soprattutto
di controllare l'efficacia degli interventi. Talora si vedono malati abbandonati
o, al contrario, persone nelle quali si continuano interventi di riabilitazione
intensiva laddove non vi è nessuna reale possibilità di recupero alcuno. Le
metodiche di fisioterapia vanno inoltre armonizzate, per evitare al paziente di
passare da una tecnica riabilitatoria all'altra a seconda dell'istituto cui è
stato affidato.
L’ospedale Spirito Santo possiede le competenze professionali e specialistiche
nonché i requisiti e le necessarie dotazioni per affrontare i complessi ed
articolati problemi dei malati con ictus nelle diverse fasi del ricovero
ospedaliero. Sono presenti U.O. di Neurochirurgia, Rianimazione, Radiologia,
Neuroradiologia. Radiologia Interventistica. Sono disponibili TAC cranio e
laboratorio analisi urgenze 24 ore su 24. Vi è possibilità di effettuare RMN in
diffusione e perfusione, angioRMN intra ed extracranica, esame angiografico
cerebrale. |
4. LINEE GUIDA PRATICHE
4.1. FASE PREOSPEDALIERA
Appare utile che il Medico di Medicina Generale e di Continuità
Assistenziale, ove sospetti un ictus acuto, suggerisca l'avvio immediato al P.S.
senza attendere la visita al domicilio.
Cardine per la fase pre-ospedaliera è la centrale 118 che deve
garantire una task force in grado di fornire un intervento rapido ed efficace
per la gestione del sospetto stroke. E' necessaria quindi una scala codificata e
condivisa quale la Cincinnati Prehospital Stroke Scale (CPSS -vedi allegati))
che ha eccellente riproducibilità fra medici ed infermieri che operano nella
fase pre-ospedaliera ed in quella ospedaliera dell’emergenza ed ha elevata
validità nell’identificare pazienti con ictus acuto. Si somministra in
uno-due minuti ed ha un'elevata sensibilità ed una buona specificità.
Qualora vi sia il sospetto clinico di stroke si passa alla
valutazione mirata alla individuazione dei criteri di inclusione e di
esclusione per la trombolisi (vedi allegati), con particolare
attenzione all’accertamento dell’ora di esordio dei sintomi ed alla
quantificazione del deficit; eventuali dubbi sui criteri di
inclusione-esclusione vanno discussi telefonicamente con il medico della Stroke
Unit, che va immediatamente allertato e che deve, in ipotesi di trombolisi
possibile, recarsi immediatamente in Pronto Soccorso.
4.2. INQUADRAMENTO DIAGNOSTICO IN PRONTO
SOCCORSO
Nella fase ospedaliera risulta essere fondamentale la formazione del
personale infermieristico di triage per il sospetto stroke al fine di evitare
perdite di tempo, viste le 3 differenti modalità di arrivo in Pronto Soccorso (auto-presentazione,
inviato dal curante, inviato dal 118).
Il triage globale è la procedura infermieristica da adottare presso
il Pronto Soccorso che prevede che il paziente venga valutato dal personale
infermieristico appositamente formato.
Per i pazienti in auto-presentazione o inviati dal medico curante
viene valutato lo stato di coscienza secondo la scala del coma di Glasgow (GCS-
vedi allegati), la presenza di eventuali deficit focali secondo la CPSS;
nel sospetto di stroke viene attribuito un codice colore rosso, l’infermiere di
triage prosegue quindi con esecuzione dell’ECG, posizionamento di accesso venoso
periferico, posizionamento di maschera ad ossigeno a 2 litri/minuto se
saturazione <92%, prelievo venoso (emocromo, test coagulativi, funzione renale,
funzione epatica, glicemia, azotemia, elettroliti) anamnesi per la terapia
farmacologica in atto con particolare riguardo a TAO e per l’esclusione di
allergie a farmaci.
Per i pazienti accompagnati dal 118 va mantenuto il
codice di accesso indicato. I pazienti vengono monitorati con rivalutazione al
massimo ogni 10 minuti ed immediata qualora intervengano modificazioni dei
parametri vitali e delle condizioni cliniche: è in questo caso possibile una
immediata riattribuzione del codice di accesso. Dopo la fase di triage il
paziente accede alla visita ambulatoriale entro 10 minuti: il medico effettua
l’anamnesi mirata alla individuazione di fattori traumatici, infettivi, sostanze
di abuso, assunzione di estroprogestinici. Le patologie che possono mimare un
ictus sono molteplici (epilessia, encefalopatie tossico-metaboliche, sindrome di
Guillain-Barrè, overdose di farmaci, emicrania con sintomi neurologici focali,
neuropatie periferiche e dei nervi cranici, encefalopatia ipertensiva, disturbo
da conversione, neoplasie, Parkinson e demenza, miastenia grave, malattie
demielinizzanti, infezione sistemica o meningo-encefalica) e devono essere prese
in considerazione nella diagnosi differenziale. L’esame obiettivo deve
determinare i valori pressori su entrambi gli arti superiori, va rilevata la
simmetria dei polsi arteriosi e vanno cercati segni di eventuale trauma nel
paziente incosciente.
Qualora sia confermato il sospetto clinico di stroke viene
effettuata una valutazione mirata alla individuazione dei criteri di inclusione
e di esclusione per la trombolisi (allegati) con particolare attenzione
all’accertamento dell’ora di esordio dei sintomi ed alla quantificazione del
deficit; eventuali dubbi sui criteri di inclusione esclusione vanno discussi
telefonicamente con il medico della Stroke Unit.
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Vi sono a questo punto 2 comportamenti diversi: paziente
elegibile / non elegibile a trombolisi.
A) PAZIENTE ELEGIBILE A TROMBOLISI
Tre sono i prerequisiti fondamentali
·
Il
trattamento deve poter avvenire entro 3 ore dall'esordio dei sintomi
·
L'età
deve essere compresa tra 18 ed 80 anni
·
L'ictus
deve essere di grado moderato-grave (non pazienti in coma)
Il medico della S.U., immediatamente allertato (dal medico del 118 o
del P.S.), deve in tale ipotesi recarsi in P.S. Nei casi di sospetto stroke candidabili alla trombolisi viene effettuata la TAC encefalo senza mezzo
di contrasto prioritariamente, con una tempistica di circa 20 minuti tra
esecuzione e refertazione. Sulla base dei dati di laboratorio e della TAC il
medico della S.U. inizia la trombolisi con il bolo e.v. direttamente in P.S. e la prosegue durante il trasporto in S.U.
B) PAZIENTE NON ELEGIBILE A TROMBOLISI
Nei casi non candidati alla trombolisi la TAC viene effettuata nel
più breve tempo possibile, in base alla situazione clinica e al possibile
outcome. L’Rx standard del torace è previsto nel sospetto di scompenso cardiaco,
polmonite ab ingestis e altre patologie cardiache o polmonari che possono
complicare il decorso clinico o condizionare il trattamento dell’ictus acuto.
Per tali pazienti vengono usati i seguenti criteri di ricovero.
4.3 CRITERI DI RICOVERO IN FASE ACUTA
I pazienti non ricoverati in S.U.
ricevono comunque
l’appropriata assistenza o nei reparti internistico-geriatrici o, ove
necessario, nelle terapie intensive
(Rianimazione per pazienti critici con compromissione delle funzioni vitali,
necessità di intubazione e assistenza ventilatoria).
E’ infine prevista l’ammissione in Chirurgia Vascolare per pazienti
selezionati con patologia occlusiva o stenosante dei TSA ed indicazione a
trattamento chirurgico vascolare urgente (TIA ripetuti, ictus ingrediens).
Vengono quindi indicati i seguenti criteri di accesso alla S.U.:
A) ICTUS
Criteri
di ammissione in S.U.
(oltre, ovviamente, i soggetti da sottoporre a trombolisi):
-
valore della scala Rankin (di
invalidità) pre-ricovero 0 – 4
-
pazienti con ictus (ischemico o emorragico) di gravità media o
medio-elevata, che non necessitano di approccio neurochirurgico e con deficit
neurologici suscettibili di riabilitazione.
Criteri
di esclusione dalla
S.U.:
- valore
della scala Rankin pre-ricovero 5
ovvero
pazienti
con disabilità precedente grave non modificabile o affetti da demenza severa
(paziente al domicilio totalmente
dipendente per difetti cognitivi e/o motori pregressi, cioè
incapace di svolgere autonomamente
qualsiasi atto della vita
quotidiana - lavarsi, vestirsi, alimentarsi - per l’adempimento dei quali
necessitava già di assistenza completa);
-
pazienti con ictus severissimo e con prognosi rapidamente sfavorevole in
termini di sopravvivenza e/o di possibilità riabilitative.
L’età, il sesso e le condizioni sociali non costituiscono motivi di
esclusione dall’area dedicata alla cura dello stroke.
B) TIA AD
ALTO RISCHIO
In una significativa percentuale di casi il TIA è seguito da un
ictus maggiore. Il livello di rischio può essere evidenziato attraverso una
scala (ABCD2 scale) di semplice somministrazione con
punteggio da 1 a 7. Un valore > 5 comporta un rischio elevato (8.1%) di
ictus entro 48h; soprattutto se accompagnato a patologia ateromasica
carotidea congrua, il rischio è tale da giustificare il ricovero in S.U.
al fine di prevenire (terapia medica o chirurgica) o trattare (trombolisi)
l'evento ischemico maggiore. I TIA con punteggio più basso, eseguito ECG ed
Ecodoppler dei vasi epiaortici (per escludere una F.A. o una patologia carotidea
stenosante chirurgica) possono essere avviati a domicilio.
Criterio
di ammissione in S.U.:
ABCD2 scale: score 5-7 + patologia carotidea
Lo ABCD² score
è un punteggio validato predittivo del rischio precoce di ictus in pazienti con
attacco ischemico transitorio (TIA).
È costituito dalla somma di punti assegnati a 5 fattori clinici,
indipendentemente associati al rischio di ictus:
. età
>
60 anni........................................................................................................1
punto
pressione
sistolica
>
140 mm Hg o diastolica
>
90 mm Hg...............................1
punto
caratteristiche
cliniche del TIA: ipostenia monolaterale..........................
2 punti
afasia senza
ipostenia.......................... 1
punto
durata del TIA:
>
60 min................................................
2 punti
10-59 min..............................................
1 punto
. diabete.............................................................................................................
1 punto
Nei pazienti con TIA, lo ABCD² score classifica il rischio di
ictus a 2 giorni come:
basso: score
<4;
moderato: score
4-5;
alto:
score >5
4.4. CRITERI DI ACCESSO IN RIABILITAZIONE IN
FASE POST ACUTA
1)
Un progetto riabilitativo deve basarsi su criteri quanto più possibile oggettivi
per selezionare le persone che possano trarre il maggior beneficio dagli
specifici programmi riabilitativi. Cioè malati con compromissioni medio -
gravi, non gravemente deteriorati sul piano cognitivo, poiché l’intervento in
specifiche unità riabilitative dedicate all’ictus si rivela efficace soprattutto
in tali pazienti .
2)
Il progetto deve iniziare nella U.O. di ricovero della fase acuta e poi essere
proseguito nelle differenti realtà del malato.
3)
Gli interventi, secondo le linee guida nazionali, si distinguono in:
A)
ATTIVITA' INTENSIVA
(in regime di ricovero a ciclo continuativo): disabilità medio-gravi,
modificabili; impegno multidisciplinare ad elevata complessità; possibilità per
il paziente di praticare intervento riabilitativo per almeno 3 ore al giorno;
B)
ATTIVITA'
ESTENSIVA
(lungodegenza riabilitativa, RSA, strutture ambulatoriali, domicilio): moderato
impegno terapeutico-riabilitativo; necessità di supporto assistenziale;
intervento riabilitativo da 1 a 3 ore al giorno.
4)
Parametri di Valutazione che condizionano la
SEDE
di erogazione della assistenza Riabilitativa sono:
a)
deficit neurologico
b)
complicanze e comorbosità
c)
condizioni mentali e capacità di apprendimento
d)
stato emotivo e grado di motivazione
e)
presenza o meno di sostegno familiare
f)
caratteristiche della casa e dell'ambiente di vita
5)
Costituiscono
controindicazioni al trasferimento in Riabilitazione:
a) la presenza di
un deterioramento cognitivo preesistente
b) pazienti in
stato di coma, in genere dovuto alla sofferenza cerebrale diffusa, conseguente a
grave edema cerebrale o a complicanze anossico-ipossiche o metaboliche.
-
6)
L'Età non condiziona il setting
7) Se
il paziente non è in grado di sopportare un trattamento intensivo (gravi
cardiopatie, insufficienza respiratoria cronica, neoplasie a decorso rapido,
demenza, etc) può essere inviato alla forma estensiva. |
5. IL TRATTAMENTO NON CHIRURGICO IN FASE
ACUTA: LA STROKE UNIT (S.U.)
Il paziente con ictus in fase acuta e con Scala Rankin pre-ricovero 0-4 viene
ricoverato nella S.U. localizzata al VII piano – ala sud - per il trattamento
in fase acuta, la stabilizzazione del quadro clinico e la valutazione e la
precoce presa in carico riabilitativa, prevista entro le 24-48 ore dal ricovero.

La struttura dedicata
La struttura del percorso aziendale per l’assistenza all’ammalato con ictus fa
riferimento alla comprehensive S.U. ovvero combina l’assistenza in acuto con la
riabilitazione.
Come detto, la gestione del
paziente in fase acuta avviene in un’area dedicata di 8 posti letto del VII
piano – ala sud -. La dotazione di 8 posti letto è ampliabile a 10 in caso di
necessità
Il personale (medici, infermieri, fisioterapista e operatori di supporto) è
formato sulla gestione dei pazienti con ictus e sulla prevenzione delle
complicanze attraverso programmi di formazione e training.
Le 4 camere
dedicate (ognuna a 2 posti) sono comunicanti con il bagno ed è prevista una
zona lavoro dove il team ha la possibilità di effettuare:
-
valutazione,
controllo e sorveglianza visiva dei pazienti,
-
valutazione
centralizzata dei pazienti monitorati visibile dalla centralina di monitoraggio,
-
documentazione
dell’assistenza attraverso la cartella clinica, infermieristica e riabilitativa.
Ogni stanza
prevede la presenza un monitor multiparametrico per letto, collegato alla
centralina, per la rilevazione dei parametri vitali (PA, FC, FR, ECG,
temperatura corporea, saturazione ossigeno) ed ogni letto ha la possibilità di essere separato dagli
altri mediante tende divisorie.
All’interno delle
stanze sono collocate inoltre le attrezzature per le emergenze mediche nonché
gli ausili necessari alla mobilizzazione.
Il modello organizzativo –
assistenziale “S.U.”
L’approccio al paziente è multidisciplinare e multiprofessionale.
Il modello
organizzativo ed assistenziale prescelto è caratterizzato dalla costituzione di
un team multiprofessionale fra le unità operative interessate con
condivisione di linee guida, protocolli diagnostico-terapeutici e procedure,
attività formativa periodica degli operatori e audit periodici per la
discussione dei casi clinici.
La scelta del team
multiprofessionale e multidisciplinare è motivata dalla necessità di porre
il paziente al centro dell’assistenza e di integrare i diversi apporti
professionali in un progetto coordinato di presa in carico del paziente in ogni
fase del percorso assistenziale.
Il Team
è formato dal neurologo, dal medico internista, dal fisiatra, dal coordinatore
infermieristico, dal fisioterapista, (dal logopedista) . Inizialmente, il team
si riunisce giornalmente, con lo scopo di
discutere i casi clinici e di
gestire in modo collegiale il programma terapeutico, di verificare in itinere e
a breve termine la validità e/o l’appropriatezza degli interventi intrapresi.
Responsabile della gestione
assistenziale del paziente dall’ammissione alla dimissione dal reparto è il
coordinatore infermieristico. La scelta di tale figura è legata alla
necessità di garantire il coordinamento e l’erogazione di un’assistenza
complessiva ad alta personalizzazione e la continuità del percorso assistenziale
della persona dall’ammissione fino alla dimissione. Inoltre, costituisce un
riferimento stabile per il paziente e la famiglia, pone al centro del proprio
interesse la persona assistita e la famiglia e verifica che le attività
assicurate al paziente siano in linea con i suoi bisogni.
Il coordinatore
infermieristico svolge un ruolo di coordinamento ed integrazione degli altri
operatori professionali del team, partecipa agli incontri del team al fine di
favorire la stesura integrata e coordinata del piano di assistenza,
identificando eventuali scostamenti dagli standard previsti e lavorando con gli
altri membri del team per analizzare e risolvere, quando possibile, tali
scostamenti.
La scelta del
fisioterapista dedicato, invece, ha lo scopo di garantire la
presa in carico tempestiva del paziente (entro 24/48 ore dal ricovero), di
favorire il precoce avvio della fase di recupero, di facilitare la preparazione
e l’accesso al progetto riabilitativo personalizzato che la persona svolgerà
successivamente in ambiente riabilitativo dedicato.
La presenza del
fisioterapista nella S.U. ha, inoltre, una funzione di facilitazione nei
confronti di tutti gli operatori del team e dei parenti per un corretto
approccio con la persona da un punto di vista motorio e cognitivo-relazionale.
Procedure e indicazioni
clinico-assistenziali
Monitoraggio: i principali parametri vitali (Elettrocardiogramma, PA,
Temperatura corporea, Saturazione O2, frequenza respiratoria) vengono rilevati
con monitoraggio continuo mediante monitor posizionati sugli 8 posti letto e
collegati a centralina. In particolare per ECG e FC: monitoraggio
continuo con analisi automatica per presenza di aritmie significative, bradi o
tachicardia, IMA.
La
sospensione del monitoraggio continuo viene decisa caso per caso in relazione
alla scomparsa o alla stabilizzazione delle condizioni che ne avevano indicato
l’attuazione.
Entro le
prime 12 ore dall’ingresso in reparto viene effettuato un Ecocolordoppler dei
tronchi sopraortici dal medico della S.U.
Procedure
di presa in carico.
Nell’allegato3 sono indicati le procedure e le indicazioni
clinico-assistenziali di riferimento per la presa in carico, il trattamento,
l’assistenza, il trasferimento o la dimissione del paziente.
Misure
terapeutiche in fase acuta: sono riportate nell’allegato
4 e sono in sintonia con le linee guida SPREAD 2010, European Stroke
Organization (ESO) 2009, American Stroke Association (ASA) 2009.
Indagini
Neuroradiologiche: principali raccomandazioni relative all’utilizzo delle
indagini neuroradiologiche in fase acuta, per l’approfondimento diagnostico
precoce e per il follow up sono riportate nell’allegato
5
Valutazione Neuropsicologica: durante il ricovero in S.U., il paziente potrà
essere sottoposto a valutazione neuropsicologica ed a eventuali test
neuropsicologici per impostare il programma di riabilitazione cognitiva su
indicazione del team.
Il trattamento chirurgico
delle steno-occlusioni dell’asse carotideo (in urgenza e non) è stato
definito in un percorso specifico condiviso con l’U.O. Chirurgia Vascolare.
NB: Anche il paziente che
sviluppa un evento ictale durante il ricovero in altra unità operativa del
Presidio Ospedaliero potrà essere indirizzato alla S.U., previa valutazione del
medico S.U., sulla base dei criteri di inclusività di cui al punto 5.1 .
5.1
IL PERCORSO
RIABILITATIVO OSPEDALIERO
Il passaggio dalla fase acuta a quella prettamente riabilitativa è definito dal
grado di disabilità e di comorbilità del paziente.
Il paziente autonomo può essere dimesso direttamente a domicilio ovvero, se con
lieve disabilità, indirizzato al la fase riabilitativa territoriale (domiciliare
e/o ambulatoriale) o con assistenza ADI.
Il paziente con danno medio-grave modificabile, suscettibile di recupero
funzionale, viene trasferito entro 7-8 giorni (non appena stabilizzato), salvo
complicazioni, in U.O. di Riabilitazione per la riabilitazione in fase
post-acuzie.
Nel caso di deterioramento delle funzioni cognitive e comportamentali tali da
non consentire, nell’immediato, il trattamento riabilitativo individuale o il
recupero dell’autonomia, il paziente viene trasferito, ove non possibile il
rientro al domicilio, presso struttura di RSA.
I criteri per l’identificazione dei fattori prognostici influenti sul recupero
funzionale e la selezione dei diversi setting di riabilitazione sono definiti
nell’allegato
6 .
5.2
DIMISSIONE E
PERCORSI POST OSPEDALIERI
Poiché il
recupero funzionale può proseguire per oltre un anno dopo l’ictus, sono stati
definiti e condivisi i percorsi e le procedure da consolidare per garantire la
continuità delle cure e dell’assistenza mediante il ricorso a tutti gli
strumenti già attivi nella relazione fra ospedale e territorio nell’ambito della
dimissione protetta.
Si tratte quindi di
individuare ed attivare, a partire dall’analisi dei bisogni condivisa dai
servizi della rete territoriale accogliente, il percorso più adeguato alla
situazione sanitaria, familiare e sociale del paziente; a tal fine è
fondamentale il coinvolgimento del care giver.
|
6. LA VALUTAZIONE ED IL MONITORAGGIO DELLA
S.U.
Al fine di monitorare e valutare l’impatto clinico-organizzativo del percorso ed
il grado di implementazione del progetto rispetto ai risultati attesi viene
istituito una sorta di “registro
Ictus”
(data base dedicato dei pazienti colpiti da ictus riguardanti la fase acuta,
riabilitativa ed eventuale follow up) in cui riportare i principali dati clinici
dei pazienti trattati utilizzati poi, congiuntamente ai dati desumibili dai
flussi informativi routinari, per la costruzione di un set di indicatori clinico
organizzativi, di processo e di esito. Annualmente si effettuerà il
monitoraggio del volume delle prestazioni sulla base dei seguenti indicatori:
|
Monitoraggio volume prestazioni |
Numero
|
Fonte dati
|
|
pazienti con ictus
ricoverati in S.U. (sul numero totale dei dimessi con diagnosi di
ictus) |
Numero e percentuale |
Banca Dati SDO |
|
pazienti ammessi in
S.U. non affetti da ictus |
Numero e percentuale |
Banca Dati SDO
|
|
durata della degenza
totale e delle degenze specifiche (fase acuta e riabilitativa) |
|
Banca Dati SDO
|
|
valutazione
multidisciplinare: incontri periodici del team per la definizione dei
piani di trattamento e delle strategie terapeutiche |
|
Report |
|
pazienti dimessi a
domicilio dalla S.U., pazienti trasferiti |
|
Banca Dati SDO
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7) L’INFORMAZIONE AI PAZIENTI ED AI FAMILIARI
Nel caso del paziente con
ictus la comunicazione, diretta e con i suoi familiari, rappresenta un aspetto
fondamentale del processo di riabilitazione complessiva.
All'atto dell'ingresso in S.U. viene consegnata al paziente o al familiare una
“carta dei servizi” (vedi allegato 7: Informazione agli Utenti) che fornisce
informazioni sul tipo di reparto e sulle necessità di comportamento, sugli orari
di visita e colloquio. Tale carta è illustrata dal medico di accettazione e
dall'infermiere di turno.
Sia il paziente stesso, se
possibile, sia i suoi familiari debbono essere informati fin dall’inizio delle
cause e delle conseguenze dell’ictus, nonché della prognosi, del decorso, del
trattamento e della possibilità di collaborazione terapeutica.
Affinché la comunicazione
avvenga in modo proficuo sono individuati nel Medico referente e
nell’Infermiere gli interlocutori privilegiati del paziente e dei suoi
familiari in modo da facilitare la trasmissione delle informazioni necessarie,
anche relativamente alle tecniche di intervento per garantire un supporto
efficace nel facilitare il processo di riabilitazione, di nutrizione,di
prevenzione dell’ab ingestis, dei decubiti. Viene prestata una particolare
attenzione per fornire, al care giver, elementi basilari ed addestramento circa
le modalità di'alimentazione, l'igiene personale, l'atteggiamento psicologico da
tenere nei confronti del paziente.
Nella lettera di dimissione,
importante strumento di comunicazione con il medico di medicina generale, che al
momento della dimissione dovrà prendere in carico il paziente, sono contenute
sia le informazioni relative al decorso della malattia in ospedale, al programma
terapeutico e assistenziale, alla prognosi, sia gli aspetti relativi al progetto
riabilitativo nel suo complesso. Sono abitualmente usati contatti diretti,
anche telefonici, con i medici di medicina generale. |
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